Per innumerevoli secoli all’isola d’Elba non si è vissuto affittando appartamenti vacanza o lavorando negli hotel, ma spaccandosi la schiena con la terra e scavando nelle miniere.
Ti parrà strano, ma pochi erano coloro che vivevano col mare, per lo più in questa categoria ci rientravano quelli che avevano a che fare col trasporto del minerale ferroso dall’Elba al continente, i pescatori erano davvero pochi rispetto alla popolazione.
Del resto il mare è sempre stato più un motivo di preoccupazione che di gaudio per gli isolani, non solo per l’isola d’Elba.
Se metti insieme questa realtà umana a quella che doveva essere allora la ricchezza biologica del mare intorno all’isola, puoi facilmente capire il ruolo del “polpaio” nei vari paesi dell’Elba non ancora turistica.
I pescatori non andavano a cercare il pesce tanto lontano, si muovevano per lo più lungo costa con minuscole imbarcazioni a remi cercando di smerciare il loro pescato ai propri concittadini.
Una delle prede più comuni che viveva in abbondanza nei bassi fondali vicino a riva, facile da pescare e da cucinare, era proprio il polpo, a quei tempi comunissimo ovunque.
Un cibo molto proteico e a poco prezzo, facile da procurarsi e, sembrava, inesauribile.
Alcuni paesani intraprendenti, in qualche caso i pescatori stessi o i loro parenti, pensarono bene di offrire qualcosa di cucinato e immediatamente consumabile a un prezzo popolare.
A quei tempi non andava di moda il fish and chips, la cosa più semplice e appetitosa fu di bollire i grossi molluschi in grandi pentoloni e offrirli lungo le vie centrali e nelle piazze dei paesi dell’isola d’Elba.
Per i nostri antenati una “granfia” di polpo era un “tramezzino” leggero tra un pasto e l’altro, una poco costosa integrazione ad una dieta non certo iperproteica.
Durante la metà dello scorso secolo, con la nascita del turismo, quest’umile cibo di strada è presto scomparso, prima relegato nel folklore e poi abbandonato, in parte per le più strette maglie delle autorizzazioni sanitarie, in parte per le migliori opportunità che si andavano aprendo con la nuova economia turistica.
Tutto in questo universo è ciclico e nel 2016 la ruota dei gusti e delle opportunità, ha girato in modo tale che abbiamo visto di nuovo per le vie di Portoferraio un novello polpaio, diverso in tutto e per tutto dai vecchi personaggi della tradizione, ma con lo stesso spirito d’intraprendere e col desiderio di ricavarsi un proprio spazio commerciale ed imprenditoriale nell’infinita galassia del cibo di strada che da sempre e in tutto il mondo conta un numero sterminato di clienti e di curiosi.

Auguri.

Graziano Rinaldi

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