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Scarpinata tra cielo e mare alla volta dei resti della minuscola chiesa romanica di San Bartolomeo, in uno dei luoghi più spettacolari e panoramici dell’intera isola.
Durata: 3/4 h, percorso ad anello, 6,7 km.  Dislivello: 480 mt.
Partendo dal piccolo borgo di Pomonte, ci s’inoltra per l’unica strada interna del paese, fino a quando, ben indicato anche da un pannello in legno con carta topografica, vi troverete all’imbocco del sentiero n. 4. Soprattutto nel primo tratto, la salita è piuttosto ripida, ma lo sarebbe ancora di più se partiste dal paese di Chiessi, per questo consigliamo di procedere in senso antiorario.

cetonia su cisto marino Pomonte-ChiessiLa fatica sarà attenuata dal fatto che questo itinerario offre fin da subito un bel panorama e anche se in certi punti sconnesso, il sentiero è completamente e rigorosamente selciato in granito (ovviamente!), era infatti un’importante via di comunicazione in passato, poiché dal paese i contadini (l’agricoltura integrata con qualche capra era l’unica attività possibile prima del turismo) quotidianamente s’incamminavano alla volta dei piccoli, talvolta minuscoli appezzamenti di terra strappati alla montagna. All’inizio della primavera, che insieme all’autunno sono i periodi migliori per camminare su questi sentieri assolati e meridionali, il profumo dei luminosi fiori gialli della ginestra spinosa ed i colori dei cisti e della lavanda selvatica, riempiono l’aria e la vista.

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Se ogni tanto vi soffermerete ad osservare giù in basso la maestosità della valle di Pomonte, la quale si apre come due alti pendii di fronte all’isola di Pianosa, la salita non vi sembrerà così dura. La vegetazione che in certi punti appare rigogliosa fino al lussureggiante, è quella che ha preso il posto dei campi coltivati a vigna. Dopo i frequenti quanto scellerati incendi (scellerati perché dolosi) degli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, la vegetazione spontanea ha rapidamente colonizzato il raro terreno fertile, appena trattenuto da antichi terrazzamenti inframezzati qua e là da spianate di liscio granito sul quale l’unica forma di vita che alligna sono i licheni, quasi a precisare che il vero protagonista di questo territorio è sempre stato e rimarrà questa dura roccia ignea. Nei muretti a secco che accompagnano l’escursionista per tutto l’itinerario, come nei rari ruderi agricoli in rovina e nei ripari provvisori costruiti con sassi di granito, sta scritta la faticosa vita quotidiana dei locali, che usavano il granito anche per i pali delle vigne!
Oggi pare impossibile che i locali siano riusciti a sopravvivere in un territorio così aspro, eppure essi riuscirono a trasformare queste valli in zone agricole produttive e di qualità; ne è testimonianza la lodevole ostinazione con la quale ancora oggi qualcuno continua la coltivazione di alcuni francobolli di vigna e di orto, assediati come sono dai cinghiali e dai mufloni, mammiferi non autoctoni importati nella seconda metà del secolo scorso.lavanda selvatica lungo il sentiero tra Pomonte e Chiessi
Arrivati al bivio, ben indicato, tra il sentiero n. 4 appena percorso ed il sentiero n. 3, s’imbocca quest’ultimo, percorrendo finalmente qualche centinaio di metri su terreno pianeggiante. Quando il sentiero si volge in discesa si sarà già scorto dall’alto un paese in tutto simile a Pomonte, si tratta di Chiessi, dove arriveremo tra breve. Prima di voltare in direzione di Chiessi, guardatevi bene sulla sinistra, vedrete dei piccoli cumuli di pietre: sono le sommarie indicazioni di una deviazione che non potete non fare, è un brevissimo sentiero secondario che porta sulla sommità del Monte San Bartolomeo, dove, a poco meno di 200 metri, incontrerete quel che rimane dell’omonima chiesa.

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Ma prima di scorgere l’antico manufatto, vi troverete dinanzi una muraglia naturale di massi di granito, aggiratela a sinistra e vi troverete a cavallo tra Pomonte e Chiessi: siete davanti al monumentale cono naturale di granito che è la sommità del Monte San Bartolomeo, il quale si erge a strapiombo sui due paesi e contemporaneamente protegge il muro perimetrale romanico della chiesa, ancora miracolosamente in piedi. E’ tutto quello che rimane di questa minuscola pieve, costruita un migliaio d’anni fa in un punto invisibile dal mare e dominante le due più grandi valle dell’Elba occidentale. I piccoli pianori erbosi che fanno da contorno ne aumentano il fascino e la bellezza.

Girellando intorno si possono vedere le fondamenta degli altri tre muri perimetrali, absidi compresa, rivolta come sempre a levante. Da qui sopra l’isola di Pianosa appare ad un tiro di schioppo e nelle giornate di buona visibilità lo sguardo arriva con chiarezza fino alla Corsica, alla Capraia e a Montecristo.
Nella sua grandiosa semplicità, lo spoglio muro ci parla meglio di qualunque trattato della vita fuori dal tempo degli abitanti di questa parte dell’isola. Pieve (da plebis) a pieno titolo, fu costruita come punto strategico d’avvistamento e protezione contro la pirateria saracena. Ma fu anche non solo simbolicamente, un presidio del potere temporale della Chiesa, la quale, proprio per questa sua capillare presenza, rassicurava e riscuoteva la decima.

A pochi metri dal muro, ai piedi della sommità del monte, si trova una ferrata per gli arditi che volessero cimentarsi nella scalata. Non conosco documenti che testimonino la causa della distruzione di questa piccola pieve, non mi sorprenderebbe scoprire che dopo un breve assedio fu demolita quasi totalmente da qualche orda piratesca. A sud del muro ancora in piedi, insieme a pietrame sparso, si può vedere la forma circolare di un ricovero per capre che forse non è meno antico della chiesa.
La discesa per Chiessi è più ripida della salita da Pomonte, attenzione alle caviglie. Anche in questo caso vi saranno compagni di viaggio fino alla fine i muretti a secco dei terrazzamenti ora occupati da vegetazione spontanea, tra la quale potrete scorgere i piccoli animaletti della macchia mediterranea, ormai dominante su tutta l’isola d’Elba.

Arrivati a Chiessi dovrete tornare a Pomonte, lo potrete fare sia lungo la provinciale e vi godrete tutta la bellezza della strada litoranea sulla scogliera, oppure col vecchio sentiero poco sopra la provinciale se non volete camminare sull’asfalto.

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