spiaggia di fonza a marina di campo isola d'elba

Prendi la località più turistica e la spiaggia più grande e comoda dell’isola d’Elba, adesso immagina la situazione opposta: questa è Fonza!

E’ sufficiente un poco di allenamento per raggiungere in 15/20 minuti a nuoto Fonza partendo da Marina di Campo (il paese più turistico e la spiaggia più grande dell’Elba!).
Se invece opti per l’auto, la cosa si fa impegnativa, possedere un’auto sportiva significa lasciar perdere, il fondo è una strada sterrata solitamente non ben tenuta, adatta più ai 4×4 che alle auto normali, e poi la polvere: 15/20 minuti d’immersione nel secco clima mediterraneo post cambiamento climatico.

Voglio però rassicurarti: con la mia Panda non 4×4 ci sono arrivato più volte e senza tanti problemi, anche se con un dito di polvere sulla carrozzeria.

Così come la spiaggia di Marina di Campo è una comoda distesa di sabbia che sembra invitarti a oziare sulla battigia, altrettanto la natura selvaggia di Fonza si rivela al primo incontro, con quei macigni di granito che dividono in due la spiaggia, sulla quale potrai stendere l’asciugamano, ma prima dovrai metterci sotto una stuoia morbida, poiché qui non sabbia, ma ghiaie, da finissime a veri e propri massi arrotondati dalle onde.

Allora perché andare a Fonza?

Superato il disagio del percorso e la durezza dell’impatto iniziale, ne apprezzerai il contrasto tra la concitazione vacanziera di Marina di Campo che si trova dall’altra parte del golfo, e il verde delle colline sovrastanti, ostinatamente resiliente nonostante gli incendi e la siccità sempre più lunga e pintensa.

Può darsi che di primo acchito ti intimoriscano (noi umani così effimeri!), i blocchi scuri di rocce “bruciate” dal contatto di milioni di anni col “giovane” granito sottostante, il quale ha deciso di emergere proprio in mezzo alla spiaggia, come un rettile troppo antico per prendere il mare.

 

marina di campo isola d'elba fonza spiaggia

 

Sebbene sia uno spettacolo naturale imponente, non ti consiglio di andare a piedi, come invece ho fatto io tante volte, a visitare l’inquietante scogliera formata da pacchi di rocce sovrapposte che si trova, spalle al mare, nella parte sinistra della spiaggia, la frana che ha formato questo caos litico, ogni tanto invia qualche pesante messaggero verso il mare.

Puoi però andarci a nuoto.

Ne vale la pena, per il paesaggio costiero, drammatico e bellissimo, e per il bel fondale che potrai ammirare nuotando a pochi metri dalla spiaggia.

La scomodità e la natura selvaggia dunque non ti scoraggino, una visita e soprattutto una nuotata nelle acque di Fonza ricompenseranno ogni sacrificio, tutto è così coerente e suggestivo che mi auguro rimanga com’è, strada bianca compresa e soprattutto non dilaghi il cemento in questo angolo di asprezza naturale che fa da contrappasso al troppo di tutto dei centri turistici maggiori.

E poi anche la natura più aspra non crea mai tristezza, è piuttosto l’ottusa “stupidità di potenza” umana che, per come la vedo io, è responsabile di quel filo d’inquietudine che aleggia sulla spiaggia di Fonza.

 

scogliera fonza marina di campo isola d'Elba

 

A differenza di quel che puoi leggere su un rassicurante cartello sbilenco proprio sulla spiaggia, qui ebbe luogo lo sbarco di un’importante quanto cruento (forse inutile, visto che il 4 giugno c’era stato lo sbarco in Normandia e i tedeschi che occupavano l’Elba si stavano preparando a partire per la Germania) sbarco alleato, precisamente il 17 giugno 1944.

Le truppe francesi avevano tentato di approdare sulla più comoda spiaggia di Campo, ma avendola trovata completamente minata (ci sono saltati sopra almeno 500 soldati senegalesi, ben drogati dai commilitoni), optarono per Fonza, da lì le truppe si sono sparse per l’isola e in tre giorni, oltre a 1.700 morti tra i soldati, si registrarono 191 stupri, saccheggi e violenze d’ogni tipo.

Il tempo, come il vento che sferza le antiche scogliere nere di Fonza, ha purificato i tristi ricordi con la risacca e il silenzio delle sue rocce, permettendo a chi lo desidera di ritrovare se stessi, in questo ambiente che ispira alla contemplazione e alla ricerca di un senso dove forse senso non c’è.

Graziano Rinaldi

 

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