Un brevissimo video per portare all’attenzione un problema gigantesco.
Alla metà del mese di maggio di quest’anno, sono andato con quattro amici: Franco, Leonardo, Francesco e Giuliano (che qui ringrazio di cuore), sulla vetta del Monte Capanne, la cima più alta dell’isola d’Elba e dell’Arcipelago Toscano.
E’ un luogo meraviglioso.
Nelle giornate limpide lo sguardo spazia su un orizzonte marino vastissimo, dalla Corsica all’isola di Gorgona e a tutte le altre perle dell’arcipelago, il continente sembra vicinissimo e l’isola d’Elba si fa ammirare in tutta le sua bellezza.
La luce del primo pomeriggio ci avvolgeva piacevolmente mentre velocemente cercavamo quello per cui eravamo venuti fin quassù: un tesoro antichissimo che si può trovare solo qui, da più di … 20.000 anni.
Noi sapevamo già come stanno le cose, quel che abbiamo detto lo abbiamo detto per sensibilizzare le persone rispetto a qualcosa che ha a che vedere con la bellezza da una parte, e l’ottusità degli esseri umani dall’altra.
Fino a pochi anni fa, sulla parte sommitale del Monte Capanne, viveva una flora e una micro fauna rarissima e talvolta bellissima, piante e animali appartenenti all’ultima era glaciale, conservatasi grazie al micro habitat assolutamente unico.
Ciò che per decine di migliaia d’anni si è tramandato di generazione in generazione come una straordinaria singolarità, la manifestazione di una ricchezza che il denaro non potrà mai comprare, i rappresentanti viventi dello stesso genius loci della montagna, oggi è quasi totalmente scomparso.
Fioriture abbaglianti di Narciso dei poeti, i coni di luce giallo oro dei tulipani selvatici, la delicata armonia delle spighe fiorite dell’orchidea delle isole, lo spartano portamento dell’Orchis mascula… non ci sono più. Insieme a loro e a molte altre piante e animali, hanno abbandonato la montagna quei piccoli coleotteri rosso fuoco che vivevano in simbiosi col giglio rosso di San Giovanni, ridotto anch’esso a pochi esemplari sparsi qua e là.
Per favore non diamo la colpa a cinghiali e mufloni!
La responsabilità è di coloro che inopportunamente li hanno introdotti per la caccia tra gli anni sessanta e settanta e che sciaguratamente non hanno provveduto (e non lo stanno facendo neanche adesso!) neppure di fronte all’evidente distruzione della ricchezza più intima dell’isola d’Elba: la sua biodiversità.
Probabilmente la cosa più importante anche per la sua economia!
Forse ti stupirai di trovare questo video e queste righe su un blog abbinato ad un tour operator che affitta appartamenti e ville all’isola d’Elba.
Forse ti aspetti che ti parli del fascino delle spiagge e della luce del mare, delle vele leggere che vanno incontro al sole che s’immerge negli infuocati tramonti mediterranei.
L’isola d’Elba è anche questo e molto di più.
Se però vuoi salire il gradino che separa il semplice turista (sempre ben accetto ovviamente! Non c’è niente di peggio dell’ingratitudine per chi ci offre lavoro, dalle nostre parti si usa un’espressione un poco forte che spero non ti scandalizzi: “Non sputare nel piatto dove mangi”. Bene ci siamo capiti!) dal viaggiatore, devi anche conoscere quel che sta dietro le quinte, almeno qualcosa.
E questo di cui ti parlo nel video, a mio avviso vale la pena di conoscere.
Forse il tempo per rimediare è scaduto, forse si può mettere solo una toppa su un vestito che si sta sfilacciando da tutte le parti, forse… personalmente credo che ognuno di noi dovrebbe fare quel che può nelle circostanze in cui si trova, che affitti appartamenti all’Elba o che si occupi di Entomologia a Siena.
Così, insieme a queste persone, ho pensato che non fosse troppo tardi se anche per una piccolissima particella, riuscissimo a far riflettere chi ha avuto e tutt’ora ha il dovere di proteggere l’ambiente che amministra, sull’insensatezza e crudeltà di continuare a far finta di nulla per tirare avanti così, nella più totale incoerenza tra parole e fatti (inesistenti).
Ti ringrazio per aver letto fin qui: forse anche tu credi nella potenza della conoscenza!
E probabilmente sei anche tollerante coi filmmaker dilettanti.
Graziano Rinaldi

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