Il mio incontro con la balena all’isola d’Elba

balene all'isola d'elba

 

Il 06 giugno 2007 ho avuto la fortuna di trovarmi di prima mattina sulla banchina del porto di Portoferraio.
Stavo aspettando un amico col quale avrei dovuto accompagnare degli studenti e i loro insegnanti in visita all’isola di Montecristo, destinazione già di per sé assai affascinante, quando qualcosa di inaspettato e ancor più sorprendente della misteriosa isola descritta da Dumas padre, si manifestò nelle acque del porto: tre balenottere erano entrate e non riuscivano più ad uscire.  

Due erano lunghe circa quindici metri, la terza un poco più piccola.

Avevo già osservato delfini e altri mammiferi marini, anche balene, però mai  così da vicino.

Infatti, appena entrate in porto, una delle due più grandi è passata più volte proprio sotto la banchina dell’alto fondale, a non più di due o tre metri da dove stavo in attesa del mio amico.

Avrei potuto scattare foto memorabili!

Non l’ho fatto, ero quasi in trance.

La balena sfilava sotto di me con tutto il suo tonnellaggio, elegante, ieratica, mai immaginavo che un animale così smisurato potesse esprimere tanta grazia.

Visto che ne scrivo dopo tanti anni (ma che ricordo come se fosse stato pochi minuti fa), voglio dirla tutta: sarà stata l’emozione o il fatto di trovarmi quasi da solo sul molo davanti a questo pacifico gigante che andava e veniva verso di me, ma ho avuto come l’impressione… di una comunicazione, ecco l’ho detto.

Questo premesso, capirai che ciò che leggerai da ora in avanti non è neutrale.

La mia idea iniziale era di promuovere la tarda primavera e l’autunno all’isola d’Elba col fatto che solitamente sono questi i periodi in cui le balene si possono avvistare, poiché si spostano per cercare nutrimento.
Non so se questo post farà affittare qualche appartamento in più nella mezza stagione, ma vorrei farti partecipe del fatto che l’Elba si trova in un punto privilegiato degli oltre 96.000 ettari del Santuario Pelagos per la protezione dei mammiferi marini del Mediterraneo, dove guizzano due specie di grosse balene (capodoglio e balenottera comune) insieme ad altre sei specie di cetacei.

In un ambiente al collasso come il nostro, dove più del novantanove per cento degli individui di tutte le specie di balene del mondo sono state uccise, anche solo sapere che nelle stesse acque in cui ti bagni d’estate vivono animali del genere, mi pare abbia già il valore di un’emozione.

Le balene, a dispetto della loro mole che potrebbe far pensare a giganti un po’ tontoloni, sono straordinariamente sensibili sotto molti punti di vista.

La cosa più nota è il loro canto, suoni non casuali, sequenze ritmiche precise e ripetute, ovvero canzoni, raccolte per la prima volta nel 1970 in un long playing (prima del digitale si chiamavano così gli ingombranti 33 giri di vinile) che ha venduto più di centomila copie: Song of the Hampback Whale, alcuni di questi canti nel 1977 sono stati inseriti tra le musiche e i saluti umani inviati nello spazio con la navicella interstellare Voyager!

Visto che nell’acqua il suono viaggia più lontano e più veloce che nell’aria, fino a trecento anni fa questi animali comunicavano tra loro a oltre mille chilometri di distanza!
Riesci ad immaginare cosa significa il frastuono prodotto dalla navigazione meccanica?
Gli oceani avevano una voce, e le balene, milioni di balene, erano la voce del mare.

Oltre che canterine (le balenottere annoverano una quantità dieci volte superiore alla nostra di neuroni deputati alla percezione di suoni al di sotto dei 100 hertz, ovvero molto più bassi delle note più gravi di un pianoforte) possiedono una straordinaria sensibilità tattile, i cetacei amano strofinarsi tra loro esattamente come piace a (molti) di noi umani, tanto che un esemplare addormentato in superficie, può trasalire bruscamente se un uccello marino gli si posa sul dorso!

Oggi è un’esperienza possibile, ma poco probabile, spero di non essere troppo ottimista dicendo che un giorno, noi che abitiamo sul mare, acquistando in civiltà e intelligenza, potremo invitarti all’isola d’Elba proprio per incontrare queste meravigliose creature, io ne ho fatta l’esperienza, è qualcosa che fa nascere un amore che non conoscevo e che mi piacerebbe condividere.

Graziano Rinaldi

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